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Comunicato in sostegno al Distretto 42

Il 15 Febbraio il Municipio dei beni comuni ha liberato uno spazio importante per la cittadinanza.
Un luogo lasciato al degrado per quasi vent’anni, situato nel quartiere di San Martino, nel cuore della città.
Ad oggi, moltissime persone hanno visitato i quasi 8000 mq di giardino e 4000 mq di superficie coperta del Distretto 42, partecipando alle numerose iniziative proposte.
Il distretto, luogo un tempo militare, abbandonato all’incuria, è ora all’inizio di una riconversione pacifica e nel segno della partecipazione.

Questo è uno dei posti in città che impone di proseguire nel complesso discorso sulla gestione degli spazi urbani, che ci rimanda alle esperienze dell’Ex-colorificio ora sgomberato e al Teatro Rossi Aperto, restituiti al pubblico grazie alla preziosa opera volontaria di una rete di soggetti che credono fortemente in una modalità altra di partecipazione e costruzione dal basso, scevra da vincoli economici o di potere.
Il valore del Distretto 42 risiede nel coinvolgimento di tutte le cittadine e cittadini, singoli o aderenti a collettivi ed associazioni, nel proporre pratiche alternative di comunità, nel mettersi insieme e fare rete, nel disseminare saperi e cultura.
Questo luogo acquista senso, dunque, nella sua funzione di bene comune, a servizio della collettività tutta. Un bene di e per le cittadine e i cittadini.

ArciLesbica Pisa si è posta negli anni all’interno del dibattito sugli spazi urbani di socialità e sulla formazione di una cittadinanza consapevole, collaborando con il progetto Rebeldia, prendendo parola riguardo alla gestione di spazi sociali quali la Leopolda, vivendo spazi di democrazia reale come il Distretto 42, il T.R.A., il C.S.A. Newroz.
Per questo ci sembra necessario esprimerci chiaramente anche oggi, per difendere uno spazio che si prospetta come opportunità di crescita collettiva. Riqualificare spazi urbani abbandonati proponendo laboratori condivisi di socialità in cui confrontarsi e crescere nel segno di una pluralità di differenze è un modo di amministrare la città che ci piace e ci somiglia.
A maggior ragione in un momento di crisi che investe anche l’ambito abitativo, ci sembra indispensabile sostenere percorsi partecipati dal basso e restituire immobili alla cittadinanza intera, abbandonando la logica del profitto, della privatizzazione e della speculazione, in favore dell’aggregazione sociale.

«Se si sogna da sol* è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia.»

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